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domenica 6 luglio 2014
Since the first second I saw you #5
Buonsalve terrestri!
Come dicevo, non ho abbandonato mica questa storia.
Eh no cari miei.
Anche perché sennò Teeni poteva porre fine alla mia esistenza.
Detto ciò.
Buona lettura!
*E non fracassatemi i boccini siccome posto ogni morte di Papa.*
Il fastidioso trillio del cellulare la riportò alla realtà, staccandola dal suo sonno e, cosa più importante, dal letto.
Imprecò sbadigliando, chiedendosi chi mai potesse chiamarla alle sette di mattina del suo prezioso giorno libero.
Aprì un occhio, leggendo il nome di chi la chiamava sullo schermo del cellulare.
Daniels.
Ebbe il forte impulso di attaccare, ma non lo fece, notando che chiamava dall'ufficio.
-Cosa vuoi? E' il mio giorno libero, se devi rompermi le palle fallo in un altro momento, magari a voce, così posso tirarti un cazzotto sul grugno che ti ritrovi per faccia.- disse acida.
-Socievole come sempre, Samantha.-
-Muoviti o attacco.-
-Milly non sta bene e tocca a te sostituirla. Alle otto in ufficio. Alza il tuo didietro da quel letto o vengo a prenderti.-
-Provaci e chiamo la polizia. Arrivo.-
Attaccò, pensando ai suoi piani saltati per aria.
Indossò un maglioncino dolcevita leggero rosa antico, gonna tubino nera e tacchi neri.
Facendo attenzione a non fare troppo rumore raggiunse la cameretta di Annie; mise in uno zainetto un vestitino verde e scarpe nere, un golfinetto bianco e spazzolino e dentifricio.
Svegliò piano la bambina, arruffandole i capelli.
-Che c'è mamma?- chiese la piccola stropicciandosi gli occhi.
-Devo andare in ufficio, c'è stato un imprevisto al lavoro.- disse -Vai a sciacquarti il faccino, dai.- aggiunse poi, mentre cercava sulla rubrica del cellulare il numero del fratello.
Una volta individuato lo chiamò, posando il cellulare tra orecchio e spalla intanto che aiutava Annie ad asciugarsi la faccia.
"Questa è la segreteria telefonica di Jean e Charlotte Hollys!" dissero squillanti le voci del fratello e della moglie "In questo momento non possiamo rispondere: riprova più tardi o lasciaci un messaggio! Richiameremo il più presto possibile!"
La tiritera le risuonava in testa anche dopo che attaccò la chiamata.
Guardò la data sul calendario.
"Ovvio. Sono in viaggio di lavoro, l'avevo anche scritto." pensò, tirando un sospiro nervoso.
-Annie, tesoro, mi aspetti cinque minuti sul divano, che vado a prendere la posta?- domandò, sperando che nel tragitto le venisse qualche illuminazione improvvisa.
La bambina annuì, andando ad accoccolarsi sul divano stringendo un cuscino.
Chiuse la porta con un giro di chiave, si precipitò giù dalle scale e prese la posta: anche quella volta, bollette, pubblicità, la rivista ed un nuovo e borioso invito all'ennesimo party in ufficio.
"Il mio capo doveva proprio essere un festaiolo convinto, eh? Non mi poteva andare peggio." pensò, storcendo il naso.
Chiuse la cassetta della posta ed iniziò a risalire le scale.
Incrociò Cam sul pianerottolo.
-Hey!- gli disse, spettinandogli i capelli.
-Buongiorno!- rispose, schioccandole un bacio sulla fronte e sorridendole. -Di fretta?-
-Un po', in effetti.-
-Allora ti lascio scappare!- le disse, iniziando a scendere i gradini.
Si mosse fulminea.
Il ragazzo si voltò, sentendosi afferrare per un braccio.
-Oggi sei libero, vero?-
-Cosa?-
-Oggi sei a casa, vero? Non hai lavoro o simili, giusto?-
-Si, sono a casa...-
-Grazie al cielo.-
-......eh?-
-Mi hanno chiamata urgentemente al lavoro, c'è stato un imprevisto. Mio fratello e mia cognata non sono a casa e mi serve qualcuno che possa tenermi Annie. Tu potresti?- spiegò velocemente.
-Certo, te la curo volentieri.-
-Ti devo un favore grande come una casa, Cam.-
-Ma figurati. Prendo la posta e arrivo.-
-Allora vado a sistemare le ultime cose e te la porto. Grazie di nuovo.-
-Con tutta la gente che poteva sostituire la tua piccola sgual....segretaria, proprio me dovevi scegliere?-
Entrò nella stanza come una furia, sbattendo la porta e lanciando la borsa sulla sedia della scrivania.
-Hey, era il tuo turno, Sammy.-
-Smettila di chiamarmi così. E si dia il caso che avessi altri progetti per oggi piuttosto che stare chiusa qua dentro con te. Ora, se permetti, fammi almeno telefonare per chiedere scusa a mia figlia, visto che le avevo promesso di portarla in giro con me.- disse, prendendo il telefono.
-Ah, quella mocciosa rompipalle.-
Sam lo guardò gelida, stringendo con forza il cellulare tra le mani.
-Non osare dire una cosa del genere. Come ti permetti? Fin ora ho sopportato, ma questa volta una denuncia per mobbing non andrebbe male.-
-Sono pur sempre il tuo superiore, Sammy.-
-Mio superiore? MIO SUPERIORE UN CAZZO! Insultami pure, va bene, ma non osare, non osare minimamente parlare così di mia figlia!-
-Che caratterino. Scommetto che quella marmocchia ha preso da te.- sentenziò, assumendo un'aria di superiorità.
Le labbra di Sam si ridussero ad una fessura mentre tirò un sonoro schiaffo al volto compiaciuto dell'uomo, subito sostituito da una smorfia di dolore per via del calcio ben assestato che gli arrivò in una zona nella quale un calcio non dovrebbe arrivare.
-Non ti permettere, Daniels. Non ti permettere minimamente.- sibilò con la voce piena di rabbia, non riuscendo a trattenere le lacrime che avevano preso a scenderle sulle guance.
-Come se alla tua cara figlia di puttana fregasse qualcosa che tu la difenda in modo così penoso o meno.-
La ragazza non si trattenne più. Scorse con gli occhi appannati dalle lacrime la figura dell'uomo che si avvicinava; portò le mani dietro alla schiena, cercando qualcosa sulla scrivania che le potesse tornare utile.
Le dita tastarono la superficie liscia e fredda di un posacenere e, senza pensarci due volte, lo afferrò; alabastro, a giudicare dal peso dell'oggetto.
Alzò il braccio, pronta a mandare il collega in ospedale con mezzo cervello spappolato, quando la presa forte di una mano le strinse il polso.
Si voltò, trovandosi faccia a faccia col Signor Worth, il loro capo.
-Mi volete spiegare cosa sta succedendo qui, voi due?- chiese con un tono che non ammetteva repliche -Vi ho sentiti urlare sin dal mio ufficio e sono personalmente venuto a controllare. Immagino che non abbiate scatenato un putiferio del genere solo perché non eravate di comune accordo sul come svolgere un lavoro, dico bene? Non a giudicare dal tono delle vostre voci, almeno. Dunque?-
Seguirono l'uomo sino al suo ufficio, dove li fece sedere davanti alla propria scrivania; si fece raccontare cosa era accaduto da Sam.
-Allora? Qualcosa da dire in vostra discolpa, Signor Daniels?-
L'uomo sbuffò, incrociando le braccia.
-Che questa puttanella non sa stare al suo posto, ecco cosa.-
-Sei uno strafottente, Daniels.- replicò la ragazza stringendo i pugni, le nocche bianche.
-Calmatevi. Daniels, non la licenzierò solo perché i vostri lavori sono sempre stati ottimi e nel rispetto dei tempi, ma mi sento obbligato a mandarla a casa. E non si aspetti di ricevere una retribuzione, che si trovi un lavoro sostitutivo durante i sei mesi per il quale non verrà a lavorare per me. Mi duole, ma ritengo sia la cosa giusta da fare.- sentenziò, facendo ben intendere al sottoposto di alzarsi e levare le tende prima che facesse in tempo a cambiare idea -In quanto a lei, Signorina Hollys, si prenda pure una settimana di riposo per calmarsi. Bene.- disse, alzandosi e stringendo paternamente una spalla alla ragazza -Ci vediamo lunedì prossimo. Mi raccomando, si riposi e si schiarisca bene le idee.-
Sam ringraziò il proprio capo; era pure un festaiolo convinto, ma aveva sempre compensato il ruolo lasciato scoperto dai suoi genitori quando seppero di Annie.
Raccattò le proprie cose e si diresse a passo svelto verso la stazione del bus, per tornare a casa.
Suonò il campanello, gettandosi nelle braccia del ragazzo quando lo vide aprire la porta.
-Hey. Che è successo?-
Scosse la testa, lasciando uscire le lacrime dagli occhi e abbracciandolo forte. Cam sorrise, chiuse la porta e passò una mano nei capelli rossi della ragazza.
-Annie?- chiese lei infine, alzando lo sguardo.
-Dorme ancora sul divano.- le rispose dandole un bacio sulla fronte -Vuoi portarla a casa?-
La sentì scuotere la testa, facendo ondeggiare i capelli.
-Vuoi stare qui?-
-Mh mh.- mugugnò, facendosi avvolgere nel suo abbraccio caldo.
Aprì piano gli occhi, assaporando il caldo torpore che ancora l'avvolgeva.
Sbatté più volte le palpebre, guardandosi lentamente intorno.
-Buongiorno.- le disse il ragazzo, facendole un buffetto sul naso.
-'Giorno...- rispose, stiracchiandosi, per poi tornare ad accoccolarsi contro di lui -...Cam?- lo chiamò poi.
-Mhn?-
-Tu non mi lascerai mai sola, vero?-
-Mai.-
*Sniff* *tira su col naso*
*Sob* *Sob*
*Sigh* *lacrimuccia*
*Prrrrrrrrrrrrrf!* *soffia il naso*
*lancia fazzoletto di carta*
Cielo cielo.
Stavo piangendo dalla commozione quando ho scritto il finale çWç
Detto ciò.
Mica è finito, lettrici e lettori cari, eh.
Aspettatevi ancora qualche sorpresina dalla sottoscritta xD
La parte per me più complicata è stata senza ombra di dubbio il litigio. Perché, detto onestamente, non sapevo che termini usare! Non volevo calare troppo nel volgare ma, alla fine, come avete visto, qualche parolina è scappata. Anche se, in fin dei conti, se questo è il carattere di quel buono a nulla di Daniels, questo rimane così come i termini utilizzati :')
Chiedo quindi perdono per i termini, che non erano del tutto previsti (hem hem...) e alla prossima ;3
Destiny.
P.S.: Mi raccomando, fatemi sapere come vi sembra! xD
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